Migliorare l’attività dell’organismo di vigilanza 231

Uno degli aspetti più critici nella gestione dell’attività dell’organismo di vigilanza 231 è la gestione dei flussi informativi e dei sistemi di monitoraggio. Carenze strutturali e/o funzionali in tale ambito possono determinare “falle” nel modello 231, con gravi ripercussioni sulla prevenzione dei reati presupposto e a  cascata con deleterie conseguenze per l’azienda.

Il flusso informativo da e verso l’organismo di vigilanza è una componente fondamentale che ogni modello 231 deve prevedere e che deve essere attuato in modo corretto.

Vediamo in sintesi quali sono gli aspetti che devono essere considerati e presenti al fine di avere un  efficace flusso informativo e un sistema di monitoraggio efficiente nella gestione dell’odv.

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    1. Presenza di reportistiche appropriate per il monitoraggio dei rischi e dei processi aziendali
    2. L’odv deve utilizzare dei report di Risk Assessment sempre aggiornati
    3. Realizzare periodicamente una Gap Analysis dei processi aziendali valutando indici quantitativi in modo tale da verificare l’eventuale presenza di situazioni “di pericolo” rischio reati
    4. Aggiornare periodicamente (almeno ogni tre mesi) la mappatura dei rischi
    5. Mappare e definire in procedure i flussi informativi tra organismo di vigilanza e i soggetti aziendali
    6. Definire una scala dei rischi evidenziando quelli più rilevanti, in modo da dedicare ad essi maggiori risorse per la loro prevenzione
    7. Definire un elenco dei ruoli aziendali maggiormente esposti a rischio reato
    8. Realizzare il monitoraggio dei rischi mediante indicatori chiave
    9. Definire la composizione dell’ODV in modo tale che siano presenti diverse competenze nei vari settori aziendali (legale, finanza, commerciale, sicurezza lavoro, ambiente, ecc.)

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    10. Presenza di report periodici in cui sono riportate le azioni di miglioramento dei processi a rischio reato
    11. Definizione di report in cui viene valutata la conoscenza del modello 231 da parte del personale
    12. Predisposizione di un archivio contenente le azioni derivanti dalla gestione del modello 231

    Autore: Matteo Rapparini  – direttore di http://www.consulenza231.org
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Bando per membro organismo di vigilanza 231

Veneto – Obbligo modello 231 per l’accreditamento in Regione

Con la Delibera Regionale 2120 del 30 dicembre 2015 è cambiato il meccanismo di accreditamento degli Organismi di Formazione. Tra le diverse novità, l’obbligo di adozione del Modello Organizzativo ex D.Lgs 231/01 entro il 31 dicembre 2016.

La Delibera della Giunta regionale n. 2120 del 30 dicembre 2015 ha aggiornato il modello di accreditamento inserendo nuovi requisiti (consultabili nell’ Allegato A alla delibera) tra cui l’obbligo di adozione del Modello Organizzativo 231 per gli Organismi di Formazione già accreditati o che debbano accreditarsi.

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Le nuove linee guida per il procedimento di accreditamento e di mantenimento degli Organismi di Formazione sono contenute nell’Allegato B della Delibera della Giunta regionale n. 2120 del 30 dicembre 2015.

Scarica da Alert 231:
_ Delibera n. 2120 del 30/12/2015
_ Allegato A
_ Allegato B

Cassazione – La società incorporante è soggetta alle sanzioni ex d.lgs. 231/01 per il reato dell’amministratore dell’incorporata

È responsabile secondo le norme sulla responsabilità degli enti (d.lgs. 231/2001) la società che abbia incorporato a seguito di fusione una diversa società della quale uno degli amministratori sia stato condannato per il reato di corruzione internazionale.

La disciplina delle sanzioni in questione sarebbe infatti del tutto inadeguata – poiché esposta a condotte elusive –, ove fossero ritenute sufficienti a sottrarre l’ente a responsabilità una mera riorganizzazione o la modifica della denominazione sociale (e ogni altra vicenda determinata dalla libera iniziativa degli interessati).

A un simile esito conduce altresì la considerazione della disciplina europea (direttiva CEE/78/855, relativa alle fusioni delle società per azioni), nonché della normativa interna (a seguito della riforma del diritto societario del 2003), secondo cui la fusione medesima costituisce vicenda non già estintiva bensì modificativa delle società partecipanti all’operazione.

Scarica la sentenza da Alert 231

Aggiornamento settimanale Alert #231

Le ultime novità inerenti il D.lgs 231/01 – disponibili da Alert 231

Offerte di lavoro
Avviso Pubblico per il conferimento di n. 2 incarichi professionali in qualità di Componenti dell’Organismo di Vigilanza del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex d.lgs. 231/01
Ricerca docente modelli organizzativi 231 – Napoli

Documenti
Modello modulo segnalazione organismo di vigilanza
Modello 231, codice etico di ente creditizio

Video Intervista sui sistemi di gestione anticorruzione nella pa

Avvisi incarichi componenti Odv 231

Categorie:ODV, offerte di lavoro

Ricerca consulenti in ambito anticorruzione

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MODELLO 231 PER GLI ENTI NO PROFIT: COS’È E COSA COMPORTA

L’Autorità Nazionale Anticorruzione impone a tutti gli organismi del terzo settore, anche se essi sono associazioni senza personalità giuridica, che intendono svolgere servizi sociali da amministrazioni pubbliche di produrre il cosiddetto Modello 231: ecco di che cosa stiamo parlando.Con delibera n. 32 del 20 gennaio 2016, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 6 febbraio 2016, l’Autorità Nazionale Anticorruzione – Ufficio Regolazione in materia di contratti pubblici ha pubblicato specifiche Linee Guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali.
In questa delibera si evidenzia l’obbligo per gli organismi no profit che intendano acquisire servizi sociali da amministrazioni pubbliche, di dotarsi di un modello di organizzazione ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 (responsabilità amministrativa delle persone giuridiche) per l’individuazione delle aree a maggior rischio di compimento di reati, la previsione di idonee procedure per la formazione e l’attuazione delle decisioni di gestione dei rischi, nonché di nominare l’Organismo di Vigilanza deputato al controllo sul funzionamento e sull’osservanza del modello medesimo.
Il D.Lgs. n. 231/2001, pertanto, si applica indifferentemente sia agli enti forniti di personalità giuridica che alle associazioni prive di tale riconoscimento e quindi anche loro devono produrre il modello 231.
Dalle Linee Guida per l’affidamento di servizi a Enti del Terzo Settore e alle cooperative sociali, che forniscono indicazioni operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore, emerge l’obbligo da parte delle stazioni appaltanti di verificare l’osservanza da parte degli organismi non profit delle disposizioni di cui alla normativa richiamata.
L’Autorità (per assicurare che la prestazione venga svolta secondo criteri di trasparenza e legalità) ha ritenuto che gli Enti Non Profit debbano dotarsi di un modello organizzativo (modello 231) che prevede:
l’individuazione delle aree a maggior rischio di compimento di reati

la previsione di idonee procedure per la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente nelle attività definite a maggior rischio di compimento di reati

l’adozione di modalità di gestione delle risorse economiche idonee ad impedire la commissione dei reati

la previsione di un appropriato sistema di trasmissione delle informazioni all’organismo di vigilanza

la previsione di misure di tutela dei dipendenti che denunciano illeciti

l’introduzione di sanzioni per l’inosservanza dei modelli adottati

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Responsabilità dell’ente per reati ambientali e principio di legalità

La sentenza annotata si inscrive nel novero delle pronunce della Suprema Corte volte a riaffermare la piena vigenza, anche nel sistema della responsabilità ex crimine, del principio di legalità nelle sue diverse articolazioni. In particolare, la vicenda concreta è stata occasione per ribadire l’operatività del principio di irretroattività della norma sfavorevole all’ente in quanto estensiva della relativa responsabilità ai reati ambientali selezionati dal d.lgs. 121/2011, in fase di prima attuazione della direttiva 99/2008/CE sulla tutela penale dell’ambiente.

SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. Il caso. – 3. Il principio di legalità nel d.lgs. 231/2001 tra forzature e (scontate?) riaffermazioni. – 3.1. Il solco tracciato dalla Corte di Cassazione nella vicenda ILVA. – 4. L’individuazione del momento consumativo dei reati ambientali contestati.

 

Scarica il documento da Alert 231