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Archive for the ‘Sentenze’ Category

Il decreto 231 non si applica alle Srl unipersonali

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Non deve essere imputata la società unipersonale. Non sulla base del decreto 231. In questo caso, infatti, la struttura della persona giuridica non è distinguibile da quella fisica e compromette gli stessi presupposti della contestazione di responsabilità amministrativa dell’impresa.

Di questo parere è stato il Gip di Milano che, nella sentenza 971 del 2020, ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di una Srl, di cui invece il pubblico ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio. 

Categorie:Sentenze

Sanzionata anche la società per distacco fittizio

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Sanzionata la società sulla base del decreto 231 del 2002, per distacco fittizio di dipendenti. Non vanno confuse, sostenendo l’identità dell’oggetto, le sanzioni previste dalla Legge Biagi per una corretta applicazione dell’istituto del distacco e quelle del Codice penale che puniscono la truffa ai danni dello Stato.

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Tre nuove sentenze per reati fiscali con ripercussioni sui modelli 231

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Segnaliamo le seguenti sentenze della Cassazione inerenti i reati fiscali, per la loro ripercussione sui modelli 231 (Fonte: Avv. Maurizio Arena – http://www.reatisocietari.it)

Sussiste l’obbligo di versamento a carico della società consolidante nell’ipotesi in cui quelle consolidate non abbiano provveduto al versamento delle somme dalle stesse dovute a titolo di imposta sul valore aggiunto (Cass, III, 16 ottobre 2019, n. 5513)?

Secondo la Cassazione, l’ente controllante è responsabile per i maggiori debiti di imposta, e per i relativi interessi, riferiti al reddito complessivo globale; mentre l’ente controllato risponde solidalmente assieme all’ente controllante solamente per i maggiori debiti di imposta, o per interessi e sanzioni riferiti alla sua base imponibile.

Sussiste il delitto di autoriciclaggio nell’ipotesi in cui il fornitore emette fatture per operazioni inesistenti, alle quali segue un bonifico della società gestita dagli imputati, allorchè il denaro viene restituito in contanti agli imputati stessi (Cass., II, 25 ottobre 2019, n. 2020)?

La Cassazione ha fornito risposta positiva. Nel caso in esame il provento della frode fiscale realizzata anche dall’imputato in favore di terzi, attraverso la creazione di società filtro cartiere che si interponevano con operazioni fittizie per consentire l’emissione di false fatture, è stato trasferito attraverso bonifici ad una ditta, simulando operazioni commerciali, con causali fittizie. La ditta ha restituito all’imputato gli importi in contante, così portando a compimento un’operazione che, mediante il trasferimento dei proventi illeciti in attività economiche, è stata ritenuta diretta a “ripulire” il denaro in questione.

Può rispondere di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte il legale rappresentante della società incorporante quella che è stata oggetto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate (Cass., III, 5 marzo 2020, n. 8959)?

La Corte ribadisce che, in tema di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, gli atti dispositivi compiuti dall’obbligato, oggettivamente idonei ad eludere l’esecuzione esattoriale, hanno natura fraudolenta, ai sensi dell’art. 11 del d.lg. 74/2000, allorquando, pur determinando un trasferimento effettivo del bene, siano connotati da elementi di inganno o di artificio, cioè dalla esistenza di uno stratagemma predisposto per sottrarre le garanzie patrimoniali all’esecuzione. (Sez. 3, n. 29636 del 2 marzo 2018).

Accedi all’articolo completo dal seguente link

Cassazione: Decreto 231/2001 e responsabilità per reati ambientali colposi


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La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata sulla compatibilità dei reati ambientali colposi individuati dall’art. 25-undecies, comma 2, lett. a), del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 rispetto al generale impianto normativo del Decreto, fondato sulla responsabilità dell’ente per illeciti commessi nel suo interesse o a suo vantaggio. A questo proposito, la Suprema Corte ha ribadito – riprendendo un proprio noto orientamento – che “i concetti di interesse e vantaggio, nei reati colposi d’evento, vanno di necessità riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico. Tale soluzione non determina alcuna difficoltà di carattere logico: è ben possibile che una condotta caratterizzata dalla violazione della disciplina cautelare e quindi colposa sia posta in essere nell’interesse dell’ente o determini comunque il conseguimento di un vantaggio […]. L’adeguamento riguarda solo l’oggetto della valutazione che coglie non più l’evento bensì solo la condotta, in conformità alla diversa conformazione dell’illecito; e senza, quindi, alcun vulnus ai principi costituzionali dell’ordinamento penale. Tale soluzione non presenta incongruenze: è ben possibile che l’agente violi consapevolmente la cautela, o addirittura preveda l’evento che ne può derivare, pur senza volerlo, per corrispondere ad istanze funzionali a strategie dell’ente”.

Cass. Pen., Sez. III, 27 gennaio 2020, n. 3175

Fonte: Alessandro De Nicola – http://www.legaltweet.it

Cassazione: l’impossibilità di applicare all’ente la norma sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto

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Responsabilità 231, il rinvio a giudizio dell’ente ferma la prescrizione

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Reati 231: va accertata idoneità e attuazione del modello organizzativo

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Sentenza su responsabilità degli enti e non punibilità per tenuità del fatto

Con questa sentenza la Cassazione si pronuncia sul rapporto tra l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131-bis c.p., e l’accertamento della responsabilità degli enti ai sensi del D. Lgs. 231/2001.

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Categorie:Sentenze

Omicidio colposo: i confini della responsabilità dell’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001

ulla scia della ormai consolidata giurisprudenza successiva alla celebre sentenza delle Sezioni Unite n. 38343/2014, relativa al noto caso Thyssenkrupp, la Cassazione, con la sentenza n. 16713/2018 ha ribadito come l’interesse e/o vantaggio della società nei reati colposi sia da ricondurre al risparmio di spesa derivante dal mancato adeguamento alla normativa antinfortunistica e al risparmio di tempo nello svolgimento dell’attività lavorativa, entrambi volti alla massimizzazione del profitto ad ogni costo, anche a discapito della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori.

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Sequestro beni aziendali ex 231/2001: necessaria nomina di custode amministratore giudiziario


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Con una recente sentenza la Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da due società in merito alla richiesta di utilizzo dei beni e conti correnti sottoposti a sequestro. La Suprema Corte ha ritenuto che, laddove il sequestro abbia ad oggetto beni o liquidità anche se in deposito, la nomina di un custode amministratore giudiziario sia «presupposto imprescindibile per l’esercizio dell’attività aziendale». Qualora tale nomina sia stata omessa spetta alla parte interessata l’onere di adire il giudice che procede.

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