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Archive for the ‘Sentenze’ Category

Tre nuove sentenze per reati fiscali con ripercussioni sui modelli 231

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Segnaliamo le seguenti sentenze della Cassazione inerenti i reati fiscali, per la loro ripercussione sui modelli 231 (Fonte: Avv. Maurizio Arena – http://www.reatisocietari.it)

Sussiste l’obbligo di versamento a carico della società consolidante nell’ipotesi in cui quelle consolidate non abbiano provveduto al versamento delle somme dalle stesse dovute a titolo di imposta sul valore aggiunto (Cass, III, 16 ottobre 2019, n. 5513)?

Secondo la Cassazione, l’ente controllante è responsabile per i maggiori debiti di imposta, e per i relativi interessi, riferiti al reddito complessivo globale; mentre l’ente controllato risponde solidalmente assieme all’ente controllante solamente per i maggiori debiti di imposta, o per interessi e sanzioni riferiti alla sua base imponibile.

Sussiste il delitto di autoriciclaggio nell’ipotesi in cui il fornitore emette fatture per operazioni inesistenti, alle quali segue un bonifico della società gestita dagli imputati, allorchè il denaro viene restituito in contanti agli imputati stessi (Cass., II, 25 ottobre 2019, n. 2020)?

La Cassazione ha fornito risposta positiva. Nel caso in esame il provento della frode fiscale realizzata anche dall’imputato in favore di terzi, attraverso la creazione di società filtro cartiere che si interponevano con operazioni fittizie per consentire l’emissione di false fatture, è stato trasferito attraverso bonifici ad una ditta, simulando operazioni commerciali, con causali fittizie. La ditta ha restituito all’imputato gli importi in contante, così portando a compimento un’operazione che, mediante il trasferimento dei proventi illeciti in attività economiche, è stata ritenuta diretta a “ripulire” il denaro in questione.

Può rispondere di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte il legale rappresentante della società incorporante quella che è stata oggetto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate (Cass., III, 5 marzo 2020, n. 8959)?

La Corte ribadisce che, in tema di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, gli atti dispositivi compiuti dall’obbligato, oggettivamente idonei ad eludere l’esecuzione esattoriale, hanno natura fraudolenta, ai sensi dell’art. 11 del d.lg. 74/2000, allorquando, pur determinando un trasferimento effettivo del bene, siano connotati da elementi di inganno o di artificio, cioè dalla esistenza di uno stratagemma predisposto per sottrarre le garanzie patrimoniali all’esecuzione. (Sez. 3, n. 29636 del 2 marzo 2018).

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Cassazione: Decreto 231/2001 e responsabilità per reati ambientali colposi


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La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata sulla compatibilità dei reati ambientali colposi individuati dall’art. 25-undecies, comma 2, lett. a), del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 rispetto al generale impianto normativo del Decreto, fondato sulla responsabilità dell’ente per illeciti commessi nel suo interesse o a suo vantaggio. A questo proposito, la Suprema Corte ha ribadito – riprendendo un proprio noto orientamento – che “i concetti di interesse e vantaggio, nei reati colposi d’evento, vanno di necessità riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico. Tale soluzione non determina alcuna difficoltà di carattere logico: è ben possibile che una condotta caratterizzata dalla violazione della disciplina cautelare e quindi colposa sia posta in essere nell’interesse dell’ente o determini comunque il conseguimento di un vantaggio […]. L’adeguamento riguarda solo l’oggetto della valutazione che coglie non più l’evento bensì solo la condotta, in conformità alla diversa conformazione dell’illecito; e senza, quindi, alcun vulnus ai principi costituzionali dell’ordinamento penale. Tale soluzione non presenta incongruenze: è ben possibile che l’agente violi consapevolmente la cautela, o addirittura preveda l’evento che ne può derivare, pur senza volerlo, per corrispondere ad istanze funzionali a strategie dell’ente”.

Cass. Pen., Sez. III, 27 gennaio 2020, n. 3175

Fonte: Alessandro De Nicola – http://www.legaltweet.it

Cassazione: l’impossibilità di applicare all’ente la norma sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto

Interessante sentenza della Cassazione disponibile su http://www.alert231.it

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Responsabilità 231, il rinvio a giudizio dell’ente ferma la prescrizione

Interessante sentenza della Cassazione disponibile su http://www.alert231.it

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Reati 231: va accertata idoneità e attuazione del modello organizzativo

Interessante sentenza della Cassazione disponibile su www.alert231.it

Sentenza su responsabilità degli enti e non punibilità per tenuità del fatto

Con questa sentenza la Cassazione si pronuncia sul rapporto tra l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131-bis c.p., e l’accertamento della responsabilità degli enti ai sensi del D. Lgs. 231/2001.

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Categorie:Sentenze

Omicidio colposo: i confini della responsabilità dell’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001

ulla scia della ormai consolidata giurisprudenza successiva alla celebre sentenza delle Sezioni Unite n. 38343/2014, relativa al noto caso Thyssenkrupp, la Cassazione, con la sentenza n. 16713/2018 ha ribadito come l’interesse e/o vantaggio della società nei reati colposi sia da ricondurre al risparmio di spesa derivante dal mancato adeguamento alla normativa antinfortunistica e al risparmio di tempo nello svolgimento dell’attività lavorativa, entrambi volti alla massimizzazione del profitto ad ogni costo, anche a discapito della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori.

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Sequestro beni aziendali ex 231/2001: necessaria nomina di custode amministratore giudiziario


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Con una recente sentenza la Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da due società in merito alla richiesta di utilizzo dei beni e conti correnti sottoposti a sequestro. La Suprema Corte ha ritenuto che, laddove il sequestro abbia ad oggetto beni o liquidità anche se in deposito, la nomina di un custode amministratore giudiziario sia «presupposto imprescindibile per l’esercizio dell’attività aziendale». Qualora tale nomina sia stata omessa spetta alla parte interessata l’onere di adire il giudice che procede.

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Cassazione su responsabilità attori del sistema di controllo interno

Fonte: Avv. Maurizio Arena

Cass., I civile, 29 dicembre 2017 n. 31204

4.1. – Nelle società di capitali, l’obbligo di controllo accomuna amministratori non esecutivi e indipendenti, sindaci, revisori, comitato per il controllo interno, organismo di vigilanza di cui al d.lgs. 231 del 2001, dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari nelle società quotate di cui all’art. 154-bis d.lgs. n. 58 del 1998.

Esiste, dunque, quel che è stato chiamato un «sistema di controllo policentrico»; il fine è quello di ottenere, grazie all’eterogeneità dei controlli, una garanzia rafforzata dell’osservanza delle regole di corretta amministrazione; e lo scopo ultimo potrebbe ritenersi quello della diffusione di una cultura della legalità imprenditoriale.

Ciò tanto più quando l’impresa rivesta peculiare interesse per il mercato, attesa la delicatezza degli interessi implicati nell’attività costituente l’oggetto sociale (come in quelle bancarie ed assicurative); inoltre, la conformazione della struttura societaria induce a particolarmente intensi doveri di controllo, proprio allorché la stessa faccia parte di un cd. gruppo o si tratti di società a ristretta base familiare che detenga la maggioranza del capitale, soggetta ad influenze esterne anche pregiudizievoli.

In tutti i casi, la responsabilità omissiva del soggetto è sempre per fatto proprio colpevole: espunta anche dal diritto civile la responsabilità oggettiva, per fatto altrui o da mera “posizione”, dovendosi sempre riscontrare la condotta almeno colposa e il nesso causale col danno, essendo responsabilità per fatto e colpa propri.

Responsabilità ex D.lgs. 231/01 della società unipersonale, nota a sentenza n. 49056/17

Con la recente pronuncia n. 49056/17 la Suprema Corte ha chiarito due importanti principi in materia di responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/01.

In particolare, nel caso in esame, la Corte di Appello aveva assolto la società unipersonale, imputata “231”, dall’illecito amministrativo dipendente dal reato di cui all’art. 25 D.lgs. 231/01, come conseguenza dell’assoluzione dell’imputato, sebbene i coimputati avessero già riportato condanna definitiva ai sensi degli artt. 438 e 444 c.p.p..


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Ebbene, in seguito al ricorso del Procuratore Generale, la Cassazione ha affermato che il D.lgs. 231/01, rifiutando consapevolmente un criterio imputativo fondato sulla responsabilità “di rimbalzo” dell’ente rispetto a quella della persona fisica, prevede che l’illecito amministrativo ascrivibile all’ente non coincida con il reato, bensì costituisca “qualcosa di diverso, che addirittura lo ricomprende”. In sostanza, il reato che viene realizzato dai soggetti apicali dell’ente – ovvero dai suoi dipendenti – è solo uno degli elementi che formano l’illecito da cui deriva la responsabilità dell’ente, che costituisce una fattispecie complessa.

Pertanto, nel processo nei confronti dell’ente la commissione del delitto presupposto dovrà essere verificata dal Giudice di merito alla stregua della integrale contestazione dell’illecito dipendente da reato formulata nei confronti dell’ente e, dunque, indipendentemente dalle scelte processuali degli imputati che possano aver precluso la celebrazione del simultaneus processus.
L’automatismo stabilito tra l’assoluzione della persona fisica imputata del reato presupposto e l’esclusione della responsabilità dell’ente per la sua commissione si rivela quindi – secondo la Suprema Corte – illegittima, oltre che manifestamente illogica, nel caso in esame.

Il Collegio ritiene, inoltre, che nessun rilievo, ai fini di escludere la applicazione della responsabilità da reato dell’ente, possa rivestire la circostanza evocata dalla difesa della società e, segnatamente, che la stessa fosse una società unipersonale.

La disciplina del D.lgs. 231/01 è, infatti, riferita agli enti, espressione che evoca l’intero spettro dei soggetti di diritto non riconducibili alla persona fisica, indipendentemente dal conseguimento o meno della personalità giuridica e dallo scopo lucrativo o meno perseguito dagli stessi, come evidenzia in modo inequivoco il riferimento agli “enti forniti di personalità giuridica e… associazioni anche prive di personalità giuridica” operato dall’art. 1, co. 2, di tale testo normativo.

Fonte: Il Sole 24 ore