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Archive for the ‘Nuovi reati’ Category

Codice penale alimentare e D.lgs 231/01

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 60 del 1 dicembre 2017 ha approvato, su proposta del ministro della Giustizia, il disegno di legge contenente “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”. Il disegno di legge che riforma la disciplina dei reati agroalimentari recepisce quanto prodotto dalla Commissione ministeriale appositamente costituita da Orlando nel 2015 e presieduta dall’ex magistrato Giancarlo Caselli ed innova le disposizioni del codice penale riguardanti tanto la tutela della salute pubblica quanto la tutela penale dell’economia.

Il progetto è sicuramente da salutare con favore in quanto innova una materia troppo obsoleta, di fatto non incisa in modo significativo da almeno cinquanta anni, tenendo conto però degli sforzi legislativi e giurisprudenziali degli ultimi tempi. Non a caso viene attribuita particolare attenzione alla figura del consumatore finale od utente ed al concetto di “ identità alimentare ” costruendo un sistema sanzionatorio ritagliato sul valore e la tipologia delle produzioni (attenzione al biologico, al la stagionalità ed alla territorialità).

Inoltre, vengono per la prima volta introdotte sanzioni mirate nei confronti della produzione e commercializzazione di alimenti che, tenuto conto della dimensione all’ingrosso dell’attività illecita, anche organizzata, non sono capaci di produrre un pericolo immediato e imminente, ma manifestano la propria pericolosità nel medio e lungo periodo e in via del tutto eventuale.

Vengono così introdotti nuovi reati quali il “ disastro sanitario ” (che punisce avvelenamento, contaminazione o corruzione di acque o sostanze alimentari con possibile diffusione di pericoli per l’utente) oppure l ’ “ omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose ” dal mercato, od ancora il reato di “ agropirateria “, che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o da marchi di qualità contraffatti. Il decreto attenziona anche gli OSA intervenendo sul piano degli illeciti amministrativi ed in particolare introduce nel catalogo dei reati presupposto ex 231 quelli alimentari imponendo alle aziende di adottare modelli di organizzazione e prevenzione.

Fonte: Newsfood

Categorie:Nuovi reati

La Legge Europea 2017 introduce i reati di razzismo e xenofobia

La Legge Europea 2017, approvata in via definitiva alla Camera e in attesa di essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto nuove fattispecie di reato nel novero dei reati-presupposto della responsabilità amministrativa degli enti.

L’articolo 5, del Capo II, relativo alle disposizioni in materia di sicurezza, ha previsto l’inserimento nel Decreto Legislativo n. 231/2001 del nuovo articolo 25-terdecies (“Razzismo e xenofobia”).

I nuovi reati-presupposto sono quelli previsti dall’articolo 3, comma 3-bis, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, così come modificato dalla stessa Legge Europea, ai sensi del quale:

si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia, della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232”.

Il primo comma dell’articolo 25-terdecies prevede che, in caso di commissione dei reati di cui sopra, all’ente sia irrogata la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote, ossia da 51.600 euro a 1.239.200 euro.

Alla sanzione pecuniaria, si aggiungono poi le sanzioni interdittive, previste dal comma secondo dell’articolo 9 del Decreto Legislativo n. 231/2001, ossia:

(i) l’interdizione dall’esercizio dell’attività,

(ii) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito,

(iii) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione,

(iv) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti e contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi,

(v) il divieto di pubblicizzare beni e servizi, per la durata non inferiore ad un anno.

All’ultimo comma, la nuova disposizione normativa prevede, come ipotesi aggravata, che se l’ente o la sua organizzazione sono stabilmente utilizzati allo scopo, unico o prevalente, di consentire o agevolare la commissione dei delitti di cui sopra si applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività.

Al fine di rendere gli enti esenti da responsabilità anche per la commissione di reati di razzismo e xenofobia, si rende opportuna la modifica dei modelli organizzativi e l’approvazione di procedure idonee a prevenire tali delitti, impedendo, ad esempio, l’utilizzo di locali da parte di organizzazioni e forme di finanziamento di eventi e manifestazioni finalizzate a perseguire tali scopi. Si potrebbe rendere altrettanto opportuna, l’organizzazione di incontri formativi e informativi.

 

Fonte: Filodiritto

Reati tributari, 231, e rischio fiscale

In questo articolo ci si sofferma sulla rilevanza che i reati tributari, peraltro
recentemente oggetto di una importante riforma legislativa, potrebbero assumere
nell’ambito della responsabilità amministrativa degli enti soprattutto a seguito
dell’introduzione del reato di autoriciclaggio nel catalogo dei cd. reati presupposto e
conseguentemente sull’opportunità per le società di implementare adeguate procedure
di gestione del cd. rischio fiscale, anche in linea con le recenti previsioni normative – per
ora limitate alle imprese di grandi dimensioni – concernenti la regolamentazione delle
procedure di cooperazione fiscale. E ciò nonostante i reati tributari medesimi non siano
espressamente richiamati nel novero dei reati-presupposto di cui al d.lgs. 231/200.
Accedi all’articolo da Alert 231

Le società partecipate degli enti locali, corruzione e adeguamento modelli 231

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Le società partecipate degli enti locali devono adempiere agli obblighi in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza, adeguando o adottando ex novo il modello organizzativo-gestionale. Con la determinazione 8/2015e l’allegato sugli adempimenti l’Anac offre un dettagliato quadro applicativo evidenziando, soprattutto in tema di applicazione della normativa sulla trasparenza, i differenti oneri per le società in house, per le altre società in controllo pubblico e per le società partecipate ma non controllate.

Il modello 231
La prevenzione della corruzione deve essere attuata nelle società a controllo pubblico, secondo l’Anac, mediante l’adeguamento del modello adottato in base al Dlgs 231/2001 o, qualora la società non lo abbia, con la sua adozione. L’analisi dei rischi deve essere rapportata al concetto di corruzione inteso in senso ampio, come qualsiasi distorsione dell’attività che possa procurare vantaggi a fini privati. A questo fine il modello ex 231 deve contenere una sezione nella quale devono essere precisate le misure di prevenzione, secondo lo schema generale definito dal Pna, raccordata al sistema di controllo interno, che deve essere eventualmente adeguato.

Leggi tutto l’articolo su Alert 231 – il servizio di aggiornamento rapido inerente il D.lgs 231/01

La nuova disciplina del Falso in bilancio – I riflessi sulla “responsabilità 231” degli enti

Le modifiche al falso in bilancio  (legge 27 maggio 2015 n. 69 (c.d. Legge Anticorruzione)  impattano sulla disciplina della responsabilità  amministrativa degli enti di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231. Nell’elenco dei reati presupposto contenuto nel citato decreto figura infatti anche l’art. 25-ter (Reati societari), che prevede l’applicazione esclusivamente delle sanzioni amministrative pecuniarie in relazione agli illeciti in materia societaria previsti dal codice civile.

In caso di condanna, per effetto delle modifiche operate dalla legge n. 69/2015, nei confronti dell’ente trovano dunque applicazione le seguenti sanzioni pecuniarie:

– da duecento a quattrocento quote per il delitto di false comunicazioni sociali ex art
2621 c.c.;

– da cento a duecento quote per il delitto di false comunicazioni sociali ex art 2621-bis
c.c.;

– da quattrocento a seicento quote per il delitto di false comunicazioni sociali ex art.
2622 c.c.

La modifica di maggior rilevo, tuttavia, concerne l’ambito applicativo della disposizione che, nella formulazione previgente, restringeva il novero ai reati societari commessi nell’interesse della società da amministratori, direttori generali o liquidatori, ovvero da persone sottoposte alla loro vigilanza, laddove la realizzazione del fatto fosse imputabile ad una violazione dei doveri di vigilanza imposti dagli obblighi inerenti la loro carica. Il nuovo testo dell’art. 25-ter, conformemente alle altre disposizioni sanzionatorie del d.lgs. 231/2001, si limita invece a disporre l’applicazione delle sanzioni pecuniarie “in relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile”, stabilendone l’entità.

Nella nuova formulazione, dunque, è eliminato qualsiasi riferimento alla nozione di
“interesse” della società, ……
Consulta tutto l’articolo contenuto in Alert 231

 

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Come aggiornare il modello 231 al reato autoriciclaggio

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Il 1° gennaio 2015 è stato introdotto con la legge 186/2014 il nuovo reato di
autoriciclaggio che è stato inserito nei reati previsti dal Dlgs 231/2001 (art. 25 octies).
Pertanto,in qualsiasi caso di comportamenti e attività in cui si creano fraudevolmente dei fondi impiegati in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative (es. evasione fiscale) l’ente è ritenuto responsabile, a meno che non abbia tramite il modello 231 applicato tutte le misure possibili per prevenire tale reato.

L’adeguamento dei modelli 231 è sostanziale in quanto tale reato può colpire anche comportamenti elusivi fiscali avvenuti negli precedenti all’entrata in vigore della norma.

Il primo step è quello di identificare le aree a rischio per la sua commissione a cui seguirà la valutazione del rischio.
Successivamente è necessario stilare procedure di controllo. Deve essere inoltre aggiornato il mansionario e il sistema di deleghe allo scopo di fornire un ombrello giuridico a tenuta di giudice.
Parallelamente occorre aggiornare il codice etico, il regolamento dell’organismo di vigilanza e svolgere la necessaria formazione ai dipendenti e collaboratori aziendali.