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Archive for the ‘Reat 231’ Category

Segnalazioni condotte illecite corruzione e reati 231. Pubblicato il nuovo software.

Gestione segnalazioni Whistelblower, è il software per gestire le segnalazioni di illeciti (corruzione o altri reati presupposto D.lgs 231/01) da parte dei dipendenti e dei collaboratori di aziende pubbliche e private. Il software è rivolto ai Responsabili anticorruzione e all’Organismo di vigilanza 231, che devono gestire la singola segnalazione di illecito in tutte le sue fasi, e gestire dal punto di vista statistico i dati raccolti.

Questo software consente di gestire in maniera veloce e completa tutte le segnalazioni pervenute ai Responsabili anticorruzione e all’ODV 231, che possono così disporre di uno strumento molto pratico per ottimizzare la gestione della singola segnalazione in tutte le sue fasi.
Per ogni segnalazione il software permette di gestire anche tutta la documentazione in allegato, permettendo così una più rapida gestione documentale.
L’utente ha sempre sottomano lo stato di ogni singola segnalazione, potendo accedere in automatico all’elenco (e da qui alle singole segnalazioni) delle segnalazioni.

Il software fornisce inoltre le statistiche inerenti:
_ segnalazioni / settore aziendale
_ segnalazioni / tipologia segnalazione

Il software consente di stampare le schede delle singole segnalazioni e i report statistici

Requisiti: Windows da versione 7 in poi.
Licenza per 2 pc (installabile su 2 pc). Installabile anche in ambiente cloud (es. google drive, dropbox, ecc) potendo così condividere l’applicativo su 2 pc anche in modalità remoto.

Guarda il video demo (accendi l’audio del pc e allarga il video cliccando in basso a destra).

Disponibile Kit Aggiornamento modelli 231 reato fiscale – falsa fatturazione

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Questo Kit consente di aggiornare i modelli 231 al nuovo reato Dichiarazione fraudolenta mediante emissione false fatture, inserito nell’art. 25-quinquiesdecies del D.lgs 231/01, secondo cui «in relazione alla commissione del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’articolo 2 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, si applica all’ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote».
Attraverso l’utilizzo delle check list è possibile individuare i punti critici aziendali e le relative misure di controllo.

Il Kit è costituito da:
_ Check list valutazione aspetti critici aziendali relativi al reato di dichiarazione fraudolenta/emissione false fatture.
_ Check list valutazione rischi ciclo attivo fatturazione
_ Check list valutazione rischi ciclo passivo fatturazione
_ Esempio di procedura prevenzione reato Dichiarazione fraudolenta mediante emissione false fatture

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Categorie:Reat 231, Reati fiscali

Come aggiornare i modelli 231 al reato di falsa fatturazione

04/11/2019 Commenti disabilitati

Il secondo comma dell’art.39 delgs 124/2019 ha aggiunto l’art.25 – quinquiesdecies al D.Lgs. 231/01 aggiungendo ai reati-presupposto la dichiarazione fraudolenta mediate utilizzo di fatture o altra documentazione per operazioni inesistenti (comunemente descritto come reato di falsa fatturazione).
Cosa occorre fare per aggiornare i modelli 231?

Una prima riflessione è che i i reati tributari sono trasversali nell’ambito dell’attività di impresa ed è quindi difficile relegarli in ambiti di attività specifici o circoscritti.
Per cui l’analisi rischi deve interessare tutti i settori aziendali.

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Responsabilità amministrativa anche per i reati tributari

A stabilirlo è la legge di delegazione europea che all’art. 3 (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale), prevede che nell’esercizio della delega per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 1, comma 1, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici: lett. e) integrare le disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea e che non sono già compresi nelle disposizioni del medesimo decreto legislativo.”

Da tantissimo tempo si discute in merito all’introduzione, fra i reati presupposto 231, dei cd reati tributari. A dire la verità ci ha provato anche la giurisprudenza di merito con alcune pronunce pionieristiche le cui motivazioni si reggevano sulla leva di alcuni reati affini, come la truffa ai danni dello Stato. Al contrario invece si è comportata la giurisprudenza di legittimità. Attualmente infatti i reati tributari possono essere contestati solamente quando rientrano nel disegno criminoso di cui dall’art. 416 del c.p.

Per il momento la legge di delegazione europea obbliga l’Italia ad introdurre la responsabilità per frodi iva lasciando poi la valutazione sull’opportunità di comprendere tutto il penale tributario. Ciò peraltro dovrà avvenire con tempistiche tutt’altro che bibliche, atteso che il recepimento della direttiva deve avvenire entro il 6 luglio.

 

Responsabilità 231 anche alle società “pubbliche”

La società pubblica non può delinquere. È questo il principio che sembra, ad una prima lettura, sotteso al Dlgs 231/2001, che, nel sancire che anche gli enti “possono delinquere” esclude lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici e gli enti che svolgono funzioni costituzionali. Eppure, disegno contrario appare la giurisprudenza penale, che ha aperto all’applicazione del decreto alle società pubbliche.

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Pubblicato il nuovo manuale operativo della Guardia di finanza per il contrasto all’evasione fiscale

In tale documento vi sono aspetti operativi che possono interessare il D.Lgs. 231/2001 e i reati tributari.

Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione fiscale e alle frodi fiscali

Intercettazioni estese agli illeciti amministrativi degli enti, Bocciati i modelli ISO UNI EN ISO 9001

Le disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni valgono anche per gli enti, secondo quanto desumibile dagli artt. 34 e 35 D.Lgs. 231/2001 che prevedono per l’appunto, l’uno, la generale applicabilità, nei procedimenti relativi agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, delle disposizioni del codice di procedura penale in quanto compatibili; l’altro, l’applicabilità all’ente delle disposizioni processuali relative all’imputato.

Ciò posto, può pacificamente affermarsi che i risultati delle intercettazioni telefoniche disposte per uno dei reati di cui all’art. 266 c.p.p., sono utilizzabili anche con riferimento ad altri reati che emergano dall’attività di captazione, ancorché per essi le intercettazioni non sarebbero state consentite, purché tra il contenuto dell’originaria notizia di reato alla base dell’autorizzazione e quello dei reati per cui si procede separatamente, vi sia una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico, così che il relativo procedimento possa ritenersi non diverso rispetto al primo.

Intercettazioni per il reato presupposto, utilizzabili per accertare la responsabilità dell’ente

Alla luce di tali premesse, sembra dunque ragionevole concludere che i risultati desumibili dalle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni ordinate per il reato presupposto, siano comunque utilizzabili anche per accertare la responsabilità dell’ente. E ciò, anche se il procedimento relativo a quest’ultimo sia stato formalmente separato per vicende successive.

Reato presupposto ed illecito amministrativo: stretta connessione probatoria

Invero, pure a voler sottolineare che altro è il reato presupposto ed altro è l’illecito amministrativo, è innegabile l’esistenza di una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico tra il contenuto dell’originaria notizia di reato alla base dell’autorizzazione e quello dell’illecito amministrativo dipendente da reato. Questa conclusione, inoltre, non appare suscettibile di differenziazione per il fatto che si proceda separatamente per il reato presupposto e per l’illecito amministrativo conseguente, posto che la “scissione” non è di certo determinata dalla eterogeneità delle ipotesi di illecito.

E’ tutto quanto si legge nella sentenza n. 41768 resa dalla Corte di Cassazione, sesta sezione penale, il 13 settembre 2017.

Bocciati i modelli ISO UNI EN ISO 9001 e “Deloitte”

Nel medesimo provvedimento, inoltre, la Corte Suprema richiama entrambe le società al centro della vicenda, per non essersi dotate del modello organizzativo e di gestione richiesto dal D.Lgs. n. 231/2001, concludendo che a tale categoria non può ricondursi l’adottato modello aziendale ISO UNI EN ISO 9001 (né il modello c.d. “Deloitte”), in quanto non contente l’individuazione degli illeciti da prevenire unitamente alla specificazione del sistema sanzionatorio per la violazione del modello.

Autore: Eleonora Mattioli – Fonte:
https://www.edotto.com/articolo/intercettazioni-estese-agli-illeciti-amministrativi-degli-enti