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Archive for the ‘Reat 231’ Category

Responsabilità amministrativa anche per i reati tributari

A stabilirlo è la legge di delegazione europea che all’art. 3 (Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale), prevede che nell’esercizio della delega per l’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 1, comma 1, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici: lett. e) integrare le disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea e che non sono già compresi nelle disposizioni del medesimo decreto legislativo.”

Da tantissimo tempo si discute in merito all’introduzione, fra i reati presupposto 231, dei cd reati tributari. A dire la verità ci ha provato anche la giurisprudenza di merito con alcune pronunce pionieristiche le cui motivazioni si reggevano sulla leva di alcuni reati affini, come la truffa ai danni dello Stato. Al contrario invece si è comportata la giurisprudenza di legittimità. Attualmente infatti i reati tributari possono essere contestati solamente quando rientrano nel disegno criminoso di cui dall’art. 416 del c.p.

Per il momento la legge di delegazione europea obbliga l’Italia ad introdurre la responsabilità per frodi iva lasciando poi la valutazione sull’opportunità di comprendere tutto il penale tributario. Ciò peraltro dovrà avvenire con tempistiche tutt’altro che bibliche, atteso che il recepimento della direttiva deve avvenire entro il 6 luglio.

 

Responsabilità 231 anche alle società “pubbliche”

La società pubblica non può delinquere. È questo il principio che sembra, ad una prima lettura, sotteso al Dlgs 231/2001, che, nel sancire che anche gli enti “possono delinquere” esclude lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici e gli enti che svolgono funzioni costituzionali. Eppure, disegno contrario appare la giurisprudenza penale, che ha aperto all’applicazione del decreto alle società pubbliche.

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Pubblicato il nuovo manuale operativo della Guardia di finanza per il contrasto all’evasione fiscale

In tale documento vi sono aspetti operativi che possono interessare il D.Lgs. 231/2001 e i reati tributari.

Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione fiscale e alle frodi fiscali

Intercettazioni estese agli illeciti amministrativi degli enti, Bocciati i modelli ISO UNI EN ISO 9001

Le disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni valgono anche per gli enti, secondo quanto desumibile dagli artt. 34 e 35 D.Lgs. 231/2001 che prevedono per l’appunto, l’uno, la generale applicabilità, nei procedimenti relativi agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, delle disposizioni del codice di procedura penale in quanto compatibili; l’altro, l’applicabilità all’ente delle disposizioni processuali relative all’imputato.

Ciò posto, può pacificamente affermarsi che i risultati delle intercettazioni telefoniche disposte per uno dei reati di cui all’art. 266 c.p.p., sono utilizzabili anche con riferimento ad altri reati che emergano dall’attività di captazione, ancorché per essi le intercettazioni non sarebbero state consentite, purché tra il contenuto dell’originaria notizia di reato alla base dell’autorizzazione e quello dei reati per cui si procede separatamente, vi sia una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico, così che il relativo procedimento possa ritenersi non diverso rispetto al primo.

Intercettazioni per il reato presupposto, utilizzabili per accertare la responsabilità dell’ente

Alla luce di tali premesse, sembra dunque ragionevole concludere che i risultati desumibili dalle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni ordinate per il reato presupposto, siano comunque utilizzabili anche per accertare la responsabilità dell’ente. E ciò, anche se il procedimento relativo a quest’ultimo sia stato formalmente separato per vicende successive.

Reato presupposto ed illecito amministrativo: stretta connessione probatoria

Invero, pure a voler sottolineare che altro è il reato presupposto ed altro è l’illecito amministrativo, è innegabile l’esistenza di una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico tra il contenuto dell’originaria notizia di reato alla base dell’autorizzazione e quello dell’illecito amministrativo dipendente da reato. Questa conclusione, inoltre, non appare suscettibile di differenziazione per il fatto che si proceda separatamente per il reato presupposto e per l’illecito amministrativo conseguente, posto che la “scissione” non è di certo determinata dalla eterogeneità delle ipotesi di illecito.

E’ tutto quanto si legge nella sentenza n. 41768 resa dalla Corte di Cassazione, sesta sezione penale, il 13 settembre 2017.

Bocciati i modelli ISO UNI EN ISO 9001 e “Deloitte”

Nel medesimo provvedimento, inoltre, la Corte Suprema richiama entrambe le società al centro della vicenda, per non essersi dotate del modello organizzativo e di gestione richiesto dal D.Lgs. n. 231/2001, concludendo che a tale categoria non può ricondursi l’adottato modello aziendale ISO UNI EN ISO 9001 (né il modello c.d. “Deloitte”), in quanto non contente l’individuazione degli illeciti da prevenire unitamente alla specificazione del sistema sanzionatorio per la violazione del modello.

Autore: Eleonora Mattioli – Fonte:
https://www.edotto.com/articolo/intercettazioni-estese-agli-illeciti-amministrativi-degli-enti

Usura ed estorsione nel d.lg. 231?

In questo interessante articolo l’Avv. Arena sviluppa alcune riflessioni sulla possibilità di inserire i reati usura ed estorsione nel D.lgs 231/01.

L’Atto Senato 1735 si propone di inserire nel decreto legislativo 231/2001 l’art 25-decies.1. (Usura ed estorsione).

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 644 del codice penale, si applicano all’ente la sanzione pecuniaria da 200 ad 800 quote nonché le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a quattro mesi e non superiore a un anno.

2. In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 629 del codice penale, si applicano all’ente la sanzione pecuniaria da 300 ad 800 quote nonché le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a sei mesi e non superiore a due anni.

I delitti richiamati sono i seguenti:

Usura (art 644 c.p.), che punisce chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari; e chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro o altra utilità, facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.

Estorsione (art 629 c.p.), che punisce chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

La prima fattispecie riguarderebbe soprattutto banche ed intermediari finanziari; la seconda potrebbe trovare applicazione, ad esempio, nei rapporti contrattuali tra società o ai rapporti tra datore di lavoro e lavoratori dipendenti.

Il d.lg. 231 prevede già – tra i delitti di criminalità organizzata (art 24-ter) – il sequestro di persona a scopo di estorsione.

Nella Presentazione del progetto di legge si evidenzia che l’articolato legislativo vuole recepire una parte significativa della proposta della Commissione Greco, incaricata dal Ministro della giustizia con decreto 23 maggio 2007.

La menzionata Commissione aveva proposto la sanzione pecuniaria tra 200 e 800 quote, per l’usura, e tra 300 e 1000 quote per l’estorsione; le sanzioni pecuniarie di durata compresa tra 4 e 12 mesi, per l’usura, e tra 6 e 24 mesi, per l’estorsione.

Categorie:Reat 231

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