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In vigore la legge Anticorruzione – ecco le modifiche al D.lgs 231/2001

Legge Anticorruzione: modifiche al decreto legislativo 231/2001

La legge 9 gennaio 2019, n. 3 (“Legge Anticorruzione”) ha introdotto, tra le altre cose, alcune significative modifiche alla disciplina della responsabilità amministrativa delle società e degli enti prevista dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231. Tra le modifiche di maggior rilievo si segnalano, in particolare:

  • i) l’estensione del catalogo dei reati che possono dar luogo alla responsabilità dell’ente al delitto di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.);
  • ii) l’inasprimento delle sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2 del decreto qualora sia stato commesso un reato di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità o corruzione. Per effetto della modifica in tali casi la durata delle sanzioni interdittive (originariamente fissata in un termine non inferiore a un anno) non potrà essere inferiore a quattro anni e superiore a sette quando il reato è commesso da un soggetto apicale, e non inferiore a due anni e non superiore a quattro se il reato è commesso da un sottoposto.
  • iii) l’introduzione del beneficio della riduzione delle sanzioni interdittive per i reati di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità o corruzione (per un termine compreso tra 3 mesi e 2 anni) nel caso in cui l’ente si sia adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite e ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi
  • iv) la previsione della procedibilità d’ufficio per i reati di corruzione tra privati e di istigazione alla corruzione tra privati.Fonte: Assonime

Come evitare le sanzioni 231 – misure pratiche da applicare

Il nuovo decreto anticorruzione all’esame alla Camera, prevede l’innalzamento da 1 a 5 anni della durata minima delle misure interdittive previste dal D:lgs 231/01, tra cui la revoca di autorizzazioni e licenze, l’interdizione dall’attività e il divieto di contrattare la PA.
Per arginare il fenomeno corruttivo, alla responsabilità penale del soggetto che ha materialmente compiuto il crimine, il D.lgs 231/01 ha affiancato la cosiddetta “colpa di organizzazione”, che sancisce al verificarsi di uno dei reati presupposto,  severe sanzioni “para-penali” per enti, aziende, organizzazioni che hanno ospitato i medesimi.

Per tutelare la singola azienda/ente/organizzazione l’unico sistema è di realizzare un modello 231 adeguato che da un lato non “ingessi” l’azienda con ulteriore procedure vincolanti, e dall’altro assicuri una tenuta “legale” perfetta.

Le aree in cui più frequentemente si possono verificare i reati “presupposto” sono le seguenti:
_ Gestione del personale
_ Sicurezza del lavoro e ambiente
_ Gestione dei rapporti con la PA
_ Gestione delle sponsorizzazioni
_ Gestione delle consulenze
_ Gestione delle risorse finanziarie

Su Alert 231 è disponibile la tabella di confronto:
Area di rischio e misure da applicare

Leggi l’articolo completo su Alert 231

Piani Anticorruzione – cosa migliorare

Con la deliberazione n° 12 del 28/10/2015, l’ANAC ha individuato le carenze dei Piani di prevenzione della corruzione (PTPC) su un campione di 1191 amministrazioni pubbliche.
I risultati sono poco rassicuranti, avendo l’ANAC rilevato gravi carenze in particolare nella mappatura dei processi e nella valutazione dei rischi.

– Mappatura dei processi
L’analisi del contesto interno, da attuare attraverso l’analisi dei processi organizzativi (mappatura dei processi), pur essendo meno critica della precedente fase, risulta tendenzialmente non adeguata. Nel 73,9 % dei casi l’analisi dei processi delle cd. “aree obbligatorie” presenta una bassa qualità ed analiticità. La percentuale aumenta al 79,78% per i processi relativi alle “aree ulteriori”. Nello specifico, tra quei PTPC in cui la mappatura dei processi nelle “aree obbligatorie” risulta inadeguata, emerge un 9,02% di casi in cui essa risulta addirittura assente per talune aree. La percentuale sale al 46,09% nel caso dei processi nelle “aree ulteriori”.

********* STRUMENTI PER REALIZZARE LA GESTIONE DEI PIANI ANTICORRUZIONE *********
_ SOFTWARE VALUTAZIONE RISCHI PIANI ANTICORRUZIONE
_ SOFTWARE AUDIT 231 CORRUZIONE
_ SOFTWARE VERIFICA CONFORMITA’ PIANI ANTICORRUZIONE
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– Valutazione del rischio
In linea con i trend delineati finora, anche la valutazione del rischio presenta ampi margini di miglioramento nella maggioranza dei PTPC analizzati (nello specifico l’identificazione e analisi dei rischi nel 67,07% dei casi e la valutazione e ponderazione del rischio nel 62,39% dei casi). Emerge la concreta difficoltà delle amministrazioni di individuare correttamente i rischi di corruzione, di collegarli ai processi organizzativi e di utilizzare un’adeguata metodologia di valutazione e ponderazione dei rischi.

– Trattamento del rischio
Anche il trattamento del rischio (fase volta all’individuazione delle misure di prevenzione della corruzione sulla base delle priorità emerse in sede di valutazione degli eventi rischiosi) è risultato adeguato solo nel 37,72% dei PTPC analizzati.