Cassazione su responsabilità attori del sistema di controllo interno

Fonte: Avv. Maurizio Arena

Cass., I civile, 29 dicembre 2017 n. 31204

4.1. – Nelle società di capitali, l’obbligo di controllo accomuna amministratori non esecutivi e indipendenti, sindaci, revisori, comitato per il controllo interno, organismo di vigilanza di cui al d.lgs. 231 del 2001, dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari nelle società quotate di cui all’art. 154-bis d.lgs. n. 58 del 1998.

Esiste, dunque, quel che è stato chiamato un «sistema di controllo policentrico»; il fine è quello di ottenere, grazie all’eterogeneità dei controlli, una garanzia rafforzata dell’osservanza delle regole di corretta amministrazione; e lo scopo ultimo potrebbe ritenersi quello della diffusione di una cultura della legalità imprenditoriale.

Ciò tanto più quando l’impresa rivesta peculiare interesse per il mercato, attesa la delicatezza degli interessi implicati nell’attività costituente l’oggetto sociale (come in quelle bancarie ed assicurative); inoltre, la conformazione della struttura societaria induce a particolarmente intensi doveri di controllo, proprio allorché la stessa faccia parte di un cd. gruppo o si tratti di società a ristretta base familiare che detenga la maggioranza del capitale, soggetta ad influenze esterne anche pregiudizievoli.

In tutti i casi, la responsabilità omissiva del soggetto è sempre per fatto proprio colpevole: espunta anche dal diritto civile la responsabilità oggettiva, per fatto altrui o da mera “posizione”, dovendosi sempre riscontrare la condotta almeno colposa e il nesso causale col danno, essendo responsabilità per fatto e colpa propri.

Pubblicato il nuovo manuale operativo della Guardia di finanza per il contrasto all’evasione fiscale

In tale documento vi sono aspetti operativi che possono interessare il D.Lgs. 231/2001 e i reati tributari.

Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione fiscale e alle frodi fiscali

Modulistica ODV 231

Raccolta documenti operativi per attività Organismo di Vigilanza D.lgs 231/01 – Tutti i documenti sono in formato MS Word modificabili

_ Delibera CDA valutazione progetto 231
_ Conferma incarico a professionisti esterni per realizzare il modello 231
_ Conferimento incarico referente CDA
_ Delibera CDA adozione modello organizzativo, codice etico, norma ODV
_ Lettera incarico a membro esterno/interno
_ Dichiarazione sostituzione atto notorietà
_ Comunicazione al personale adozione modello 231 – Download esempio
_ Verbale riunione ODV
_ Programma lavoro annuale ODV
_ Programma interviste al management
_ Modulo segnalazione ODV
_ Dichiarazione da parte del dipendente modello 231 e codice etico
_ Relazione annuale ODV

13 modelli operativi indispensabili per l’attività dell’Organismo di Vigilanza.

 

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Categorie:ODV Tag:

Codice penale alimentare e D.lgs 231/01

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 60 del 1 dicembre 2017 ha approvato, su proposta del ministro della Giustizia, il disegno di legge contenente “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”. Il disegno di legge che riforma la disciplina dei reati agroalimentari recepisce quanto prodotto dalla Commissione ministeriale appositamente costituita da Orlando nel 2015 e presieduta dall’ex magistrato Giancarlo Caselli ed innova le disposizioni del codice penale riguardanti tanto la tutela della salute pubblica quanto la tutela penale dell’economia.

Il progetto è sicuramente da salutare con favore in quanto innova una materia troppo obsoleta, di fatto non incisa in modo significativo da almeno cinquanta anni, tenendo conto però degli sforzi legislativi e giurisprudenziali degli ultimi tempi. Non a caso viene attribuita particolare attenzione alla figura del consumatore finale od utente ed al concetto di “ identità alimentare ” costruendo un sistema sanzionatorio ritagliato sul valore e la tipologia delle produzioni (attenzione al biologico, al la stagionalità ed alla territorialità).

Inoltre, vengono per la prima volta introdotte sanzioni mirate nei confronti della produzione e commercializzazione di alimenti che, tenuto conto della dimensione all’ingrosso dell’attività illecita, anche organizzata, non sono capaci di produrre un pericolo immediato e imminente, ma manifestano la propria pericolosità nel medio e lungo periodo e in via del tutto eventuale.

Vengono così introdotti nuovi reati quali il “ disastro sanitario ” (che punisce avvelenamento, contaminazione o corruzione di acque o sostanze alimentari con possibile diffusione di pericoli per l’utente) oppure l ’ “ omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose ” dal mercato, od ancora il reato di “ agropirateria “, che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o da marchi di qualità contraffatti. Il decreto attenziona anche gli OSA intervenendo sul piano degli illeciti amministrativi ed in particolare introduce nel catalogo dei reati presupposto ex 231 quelli alimentari imponendo alle aziende di adottare modelli di organizzazione e prevenzione.

Fonte: Newsfood

Categorie:Nuovi reati

Procedimento affidamento incarico ODV esterno

Procedura comparativa per il conferimento di n. 1 incarico di componente dell’Organismo di Vigilanza del CSI PIEMONTE, da assegnare ad un dottore commercialista – Scade il 18/12/2017

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Gli strumenti operativi per l’Organismo di vigilanza

Responsabilità ex D.lgs. 231/01 della società unipersonale, nota a sentenza n. 49056/17

Con la recente pronuncia n. 49056/17 la Suprema Corte ha chiarito due importanti principi in materia di responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/01.

In particolare, nel caso in esame, la Corte di Appello aveva assolto la società unipersonale, imputata “231”, dall’illecito amministrativo dipendente dal reato di cui all’art. 25 D.lgs. 231/01, come conseguenza dell’assoluzione dell’imputato, sebbene i coimputati avessero già riportato condanna definitiva ai sensi degli artt. 438 e 444 c.p.p..


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Ebbene, in seguito al ricorso del Procuratore Generale, la Cassazione ha affermato che il D.lgs. 231/01, rifiutando consapevolmente un criterio imputativo fondato sulla responsabilità “di rimbalzo” dell’ente rispetto a quella della persona fisica, prevede che l’illecito amministrativo ascrivibile all’ente non coincida con il reato, bensì costituisca “qualcosa di diverso, che addirittura lo ricomprende”. In sostanza, il reato che viene realizzato dai soggetti apicali dell’ente – ovvero dai suoi dipendenti – è solo uno degli elementi che formano l’illecito da cui deriva la responsabilità dell’ente, che costituisce una fattispecie complessa.

Pertanto, nel processo nei confronti dell’ente la commissione del delitto presupposto dovrà essere verificata dal Giudice di merito alla stregua della integrale contestazione dell’illecito dipendente da reato formulata nei confronti dell’ente e, dunque, indipendentemente dalle scelte processuali degli imputati che possano aver precluso la celebrazione del simultaneus processus.
L’automatismo stabilito tra l’assoluzione della persona fisica imputata del reato presupposto e l’esclusione della responsabilità dell’ente per la sua commissione si rivela quindi – secondo la Suprema Corte – illegittima, oltre che manifestamente illogica, nel caso in esame.

Il Collegio ritiene, inoltre, che nessun rilievo, ai fini di escludere la applicazione della responsabilità da reato dell’ente, possa rivestire la circostanza evocata dalla difesa della società e, segnatamente, che la stessa fosse una società unipersonale.

La disciplina del D.lgs. 231/01 è, infatti, riferita agli enti, espressione che evoca l’intero spettro dei soggetti di diritto non riconducibili alla persona fisica, indipendentemente dal conseguimento o meno della personalità giuridica e dallo scopo lucrativo o meno perseguito dagli stessi, come evidenzia in modo inequivoco il riferimento agli “enti forniti di personalità giuridica e… associazioni anche prive di personalità giuridica” operato dall’art. 1, co. 2, di tale testo normativo.

Fonte: Il Sole 24 ore

Il ruolo dell’OdV nella tutela dell’azienda in caso di infortunio sul lavoro

È indubbio: tra gli elementi più importanti quando si parla di D.Lgs. 231/2001 c’è l’Organismo di Vigilanza, il cui scopo è quello -appunto- di vigilare e sorvegliare. Innanzitutto, è indispensabile che la nomina di tale organismo avvenga secondo procedure specifiche e che sia chiara la destinazione delle informazioni da lui provenienti. Inoltre, l’OdV dev’essere autonomo e indipendente dall’azienda.


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Il modello organizzativo nella tutela dell’azienda

La rilevanza di avere un OdV i cui membri svolgano il proprio lavoro con meticolosità e diligenza non è da sottovalutare. Ad esempio, in caso di infortunio in azienda, per reati legati all’art. 25 septies, non è da escludere che il perito incaricato verifichi se sia stato stilato un modello organizzativo aziendale e che, in esso, valuti la presenza di aspetti organizzativi legati alla materia salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Spieghiamo meglio: in caso di eventi negativi, per tutelare l’azienda, è necessario poterne dimostrare la diligenza. Ad esempio poter provare che, tramite procedure, regole e misure verificate, l’azienda tenga monitorati i rischi residui e che l’unica eventualità in cui l’infortunio possa avere luogo sia quella in cui ci venga commessa una chiara violazione a tali procedure. La natura dell’applicazione del modello deve quindi essere estremamente pratica: questo è il suo scopo nonché l’unico modo in cui tale documento possa davvero risultare indispensabile per l’azienda.
Ma come verificare che il modello organizzativo sia efficiente?
Competenze dell’OdV

Di questo si deve occupare L’Organismo di Vigilanza, i cui membri devono possedere specifiche competenze e al contempo devono svolgere le proprie mansioni con puntualità. Sebbene in molti settori (tra cui quello dell’Industria in cui molti uffici rientrano) le probabilità di infortuni sul lavoro siano molto ridotte, non è da sottovalutare l’ipotesi che l’azienda riceva una contestazione 231 in seguito ad un infortunio o a una malattia professionale.

Il modello deve quindi essere solido ed efficiente e l’OdV deve aver vigilato sulla sua adozione, idoneità ed efficace attuazione. Per poterlo fare, è indispensabile che i suoi membri siano in grado di riconoscere e prevedere quelle situazioni che potrebbero portare a infortuni e malattie professionali e l’origine di tali fenomeni.

L’OdV deve quindi avere le competenze necessarie per saper rispondere a domande quali:

Le misure organizzative adottate sono idonee?
Le disposizioni tecniche di legge sono adottate?
Le procedure e misure di sicurezza vengono applicate dal personale?
Il DPI scelto è idoneo?
Il personale lo utilizza correttamente?

Controlli periodici dell’OdV

Non solo: un altro fattore fondamentale è la presenza periodica dell’OdV, i cui membri dovranno verificare l’attuazione del modello in azienda andando direttamente sul campo. Ad esempio, i reparti operativi delle aziende sono quelli in cui più facilmente si verificheranno degli infortuni: è lì che l’Organismo di Vigilanza deve svolgere il proprio compito per poter concretamente giudicare la capacità di ridurre i rischi residui delle regole fornite dal modello.

Questo perché, se succede qualcosa avere un modello ma non sottoporlo al controllo dell’OdV oppure avere un modello che includa regole e procedure NON idonee a tutelare la salute del personale equivale a non averlo.

[Fonte: Puntosicuro.it]