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Archive for the ‘Aspetti pratici’ Category

I potenziali elementi esimenti dei modelli 231 non sempre sono sufficienti

Non sempre i “potenziali elementi esimenti” sono sufficienti per evitare la responsabilità amministrativa. Per dimostrarlo portiamo un caso reale (fonte: puntosicuro.it) , di una realtà produttiva in cui si sono verificati 2 infortuni che hanno determinato gravi lesioni (amputazione di più dita della mano) in due diversi lavoratori, operanti nel medesimo reparto, a distanza di meno di 2 mesi l’uno dall’altro”.

In questo caso ci sono i potenziali elementi esimenti: “presenza di un MOG ex D. Lgs. 231/01 (costituito da codice etico, protocolli/procedure, sistema sanzionatorio); realtà strutturata; presenza di un Organismo di Vigilanza; previsione di procedere a certificare il SGSSL implementato in conformità alla norma BS OHSAS 18001:07”
Nelle indagini a seguito degli infortuni il PM chiede al CTU di valutare se:
– “il MOG adottato è idoneo a prevenire i reati verificatisi;
– il MOG è efficacemente attuato anche in relazione ai poteri di disposizione, controllo e spesa desumibili dall’art. 30 del D. Lgs. 81/08 e dei requisiti richiesti da quest’ultima norma in relazione alla registrazione, le verifiche, l’articolazione di funzioni, idoneo sistema di controllo e quant’altro espressamente richiamato dalle disposizioni indicate;
– la presenza di interesse/risparmio di spesa”.
Il relatore descrive nel dettaglio l’approccio operativo del CTU, gli elementi ricercati e quelli trovati in questo specifico caso ( codice etico, alcune procedure, OdV, sistema sanzionatorio, …).
Tuttavia nella valutazione di diverse procedure si rileva in un caso “una incompleta attività di informazione e formazione del personale relativamente alle procedure relative alla gestione delle specifiche linee di produzione, peraltro risultate incomplete nei loro contenuti, in relazione alle evidenze emerse con gli infortuni”. In un altro caso si rileva “un’incompleta attività di analisi delle cause (richiamo al lavoratore e non intervento sulla causa radice nel primo evento) o peggio un’autodenuncia…(a protezioni installate, dopo il secondo evento, considerazioni sull’ostacolo alla produzione). In entrambi i casi, analisi eseguita violando le tempistiche imposte dalla procedura”.
Insomma vi sono “insufficienti evidenze dell’avvenuta adozione ed efficace attuazione di un piano di formazione dei lavoratori in grado di rendere edotti i lavoratori sui rischi residui presenti e sui contenuti delle correlate specifiche procedure aziendali” e si ricorda, come indicato nell’articolo 30 del TU, che il MOG per avere efficacia esimente deve, ad esempio, “assicurare un idoneo sistema aziendale per adempiere agli obblighi giuridici di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti”.
Per scaricare l’intero documento abbonati al servizio Alert 231

 

Le società partecipate degli enti locali, corruzione e adeguamento modelli 231

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Le società partecipate degli enti locali devono adempiere agli obblighi in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza, adeguando o adottando ex novo il modello organizzativo-gestionale. Con la determinazione 8/2015e l’allegato sugli adempimenti l’Anac offre un dettagliato quadro applicativo evidenziando, soprattutto in tema di applicazione della normativa sulla trasparenza, i differenti oneri per le società in house, per le altre società in controllo pubblico e per le società partecipate ma non controllate.

Il modello 231
La prevenzione della corruzione deve essere attuata nelle società a controllo pubblico, secondo l’Anac, mediante l’adeguamento del modello adottato in base al Dlgs 231/2001 o, qualora la società non lo abbia, con la sua adozione. L’analisi dei rischi deve essere rapportata al concetto di corruzione inteso in senso ampio, come qualsiasi distorsione dell’attività che possa procurare vantaggi a fini privati. A questo fine il modello ex 231 deve contenere una sezione nella quale devono essere precisate le misure di prevenzione, secondo lo schema generale definito dal Pna, raccordata al sistema di controllo interno, che deve essere eventualmente adeguato.

Leggi tutto l’articolo su Alert 231 – il servizio di aggiornamento rapido inerente il D.lgs 231/01

Integrare il modello 231 con i Compliance Programs

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Compliance Programs sono documenti scritti che contengono regole di condotta specifiche per chi agisce all’interno dell’Ente. Tali linee guida “comportamentali” riguardano i soggetti apicali dell’ente e i loro effetti devono essere estesi ai propri sub-alterni: in essi è necessario prevedere un efficace sistema di vigilanza. La redazione dei  Compliance Programs avviene successivamente alle fasi di  risk assessment e di  gap analysis, e porta alla definizione di vere e proprie procedure di dettaglio che devono essere parte integrante del sistema documentale 231, rendendo il modello efficace.

Ogni Compliance Program ha una propria dinamicità ed evoluzione, che viaggia parallela alle dinamiche di aggiornamento del modello 231. Tale dinamica deve interessare tutte le funzioni aziendali e deve essere periodicamente aggiornata.